Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 10 Settembre 2016

CATANZARO Si è svolta stamattina a Catanzaro, nel Parco della Biodiversità, la cerimonia di commemorazione delle 13 vittime dell'alluvione nel camping "La Giare" di Soverato, in occasione del sedicesimo anniversario della tragedia. Alla cerimonia hanno presenziato le massime autorità cittadine tra cui il prefetto, Luisa Latella, il presidente della Provincia, Enzo Bruno, l'ex deputato Mario Tassone, il vicesindaco, Gabriella Celestino, e il presidente della sezione di Catanzaro dell'Unitalsi, Franco Greco.

IL RICORDO DI BRUNO «Quella notte tra il 9 e il 10 settembre del 2000, quando un fiume di fango e detriti inghiottì decine di ospiti del campo estivo organizzato dall'Unitalsi e i suoi volontari, per non restituire più in vita tredici corpi, è tanto lontana nel tempo quanto indelebile nella memoria delle nostre comunità: rappresenta un monito quotidiano a non dimenticare quei volti e quei nomi, il loro sacrificio d'amore, nel rispetto del dolore dei loro parenti e dei loro amici, e nello stesso tempo un rinnovato impegno all'impedire il ripetersi di una tragedia che ha segnato profondamente la storia e il cuore della Calabria e del Paese». È quanto afferma il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, che questa mattina ha partecipato alla cerimonia di commemorazione del XVI anniversario dell'alluvione che ha colpito il camping "Le Giare". Mario, Paolina, Rosario, Salvatore, Serafina, Iolanda, Ida, Giuseppina, Gabriele, Franca, Antonio, Concetta e Vinicio, il cui corpo non è mai più stato ritrovato, sono le vittime della furia del Beltrame che il presidente ha voluto ricordare con profondo cordoglio e affetto nei confronti dei familiari che si sono ritrovati al Parco della Biodiversità, dove oltre alla celebrazione eucaristica, è stata installata una stele in ricordo delle vittime, impiantata nella terra che i volontari dell'Unitalsi hanno portato proprio dell'area dove sorgeva il camping, nel comune di Soverato. «Abbiamo il dovere di non dimenticare come monito e stimolo a mettere in campo ogni misura amministrativa e politica per garantire adeguate risorse alla prevenzione e alla tutela del suolo – afferma ancora Bruno – per fare in modo che l'impegno alla tutela del suolo per evitare il periodico ripetersi di tragedie come quelle di Soverato non sia solo un rito, un passaggio obbligato dopo l'ennesimo disastro. La programmazione di interventi concreti e l'attenzione delle istituzioni rappresenta non solo un obbligo istituzionale ma anche un perenne omaggio alla memoria di quelle vittime. Un pensiero particolarmente affettuoso e commosso va a tutti all'Unitalsi – ha concluso Bruno – a partire dal presidente della sezione di Catanzaro, Franco Greco: questi volontari sono un simbolo della generosità, della bontà e del sacrificio di cui è capace il grande cuore dei calabresi. A loro va sempre il nostro ringraziamento più sincero».

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    Il presidente della Provincia di Catanzaro alla cerimonia per commemorare la morta degli ospiti del campo estivo Unitalsi nel 2000. «L'impegno per la tutela del suolo non sia solo un rito»

ROSARNO I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno arrestato tre persone, il pregiudicato Francesco Frajia, di 44 anni, ed i fratelli Renato e Maurizio Cristiano, di 54 e 60, il primo ortopedico ed il secondo medico chirurgo, con l'accusa di avere messo in atto un tentativo di estorsione di danni di un farmacista di Rosarno, Gaetano Cianci, destinatario di numerose telefonate di minaccia. Secondo quanto è emerso dalle indagini, autore materiale delle richieste estorsive sarebbe stato Frajia, originario di Locri ma residente a Crema (Cremona), mentre Renato e Maurizio Cristiano, nati a Sambiase ma domiciliati il primo a Montecatini (Pistoia) ed il secondo a Firenze, sarebbero stati i mandanti. All'origine del tentativo di estorsione non ci sarebbe stato solo uno scopo di carattere economico, ma anche una vendetta di carattere personale legata alla separazione in corso tra Renato Cristiano e la moglie, Alessandra Cianci, figlia del titolare della farmacia.
In passato il dottor Cianci aveva già subito richieste estorsive, tanto che davanti la sua farmacia le forze dell'ordine avevano istituito da tempo un servizio di vigilanza fissa. Le indagini avviate dai carabinieri, sotto le direttive dell'autorità giudiziaria, hanno consentito in un primo tempo di accertare il luogo di provenienza delle telefonate di carattere estorsive fatte al farmacista, individuato nelle zone di Milano, Cremona e Bergamo, e, successivamente, di ricostruire l'intera vicenda legata al tentativo di estorsione. Agli arrestati viene contestata la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. 
I tre arresti sono stati fatti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip distrettuale di Reggio Calabria su richiesta della Dda.

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    Coinvolti due fratelli, un ortopedico e un chirurgo. Il movente sarebbe la separazione in corso tra uno dei due e la figlia della vittima

PADULA (SALERNO) «Per sconfiggere definitivamente la mafia è necessario ancora effettuare grandi riforme al sistema penale, al sistema processuale e a quello detentivo. Al momento la partita tra Stato e mafia è in pareggio. Ai giovani dico che delinquere non conviene. È importante, invece, studiare per costruire il proprio futuro». Lo ha detto Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, al quale questa mattina a Padula è stato conferito il prestigioso premio "Joe Petrosino". Gratteri si è anche soffermato sui rapporti tra le organizzazioni malavitose campane e calabresi. «Oggi c'è una forte connessione tra camorra e 'ndrangheta soprattutto per i traffici di cocaina. Molte organizzazioni malavitose campane comprano la cocaina dalla 'ndrangheta». Organizzato dall'associazione internazionale Joe Petrosino e giunto alla sua XV edizione, il premio - intitolato al poliziotto italoamericano ucciso nel 1909 in Sicilia nel corso di una missione segreta - viene conferito a magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine ed esponenti della società civile che si sono distinti nella lotta contro le mafie.

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    Il procuratore capo di Catanzaro a Padula per ricevere il premio Joe Petrosino: «Forti connessioni tra 'ndrangheta e camorra per il traffico di coca»

E ci risiamo! Peppino Villella è pronto a scendere a Catanzaro per incassare (lui ci spera!) dalla Corte d'appello la sentenza che consenta al suo cranio di riposare sotto un metro di terra. E lo si sente bofonchiare: «Undi puazzu cchiù! Pi quattru patati c'arrubbai e nu cazzo i mulino ca vrusciai, m'incarceraru, mi taghiarunu a testa e mi deziru nu seculu e mienzu e carciri nta stu cimiteru da scienza ca un sacciu mancu chi è...». Tuttavia, il 20 settembre, pur non volendo mancare all'udienza che (in un sol colpo) potrebbe chiudere la sua odissea, annichilire le motivazioni "scientifiche" del Museo e dell'Università di Torino che non mollano l'osso e incenerire le scempiaggini di Lombroso, il poveruomo ha deciso di portarsi solo un ricambio. Il resto, il berretto stinto, due camicie di lana e una giacchetta di fustagno negli gli anni "stritta ca pari nu cuaziettu", lo ritirerà a vicenda finita. Quando lo manderanno libero di rotolarsi nella terra con la benedizione di un prete e (a questo ci tiene) il pubblico riconoscimento, da parte dei suoi paesani, d'essere stato il simbolo di un pregiudizio antimeridionale. Se invece la sorte non gli arriderà e i giudici scegliessero di lasciarlo, morte natural durante, nell'orrida teca del museo di Torino, dove sono imprigionati altri novecento crani d'umanità derelitta, pazienza. E lui, la pazienza sa bene cos'è. Lui e i suoi compagni di sventura, che in questi giorni fanno gli scongiuri affinché l'udienza faccia giustizia, perché, come dire?, se Villella avrà diritto ad una dignitosa sepoltura, lo stesso diritto potranno vantarlo le prostitute e i briganti (veri o inventati) e le altre centinanaia di crani sequestrati nel Museo di Torino in omaggio a una tesi che a sentirla mette i brividi.
Il punto di diritto: martedì 20 settembre, la Corte d'Appello di Catanzaro deciderà il da farsi del teschio della discordia conteso dall'Università di Torino e il Museo "Cesare Lombroso" e dal Comitato "No Lombroso" e il Comune di Motta Santa Lucia. Per non scontentare nessuno, non sorprenderebbe un epilogo salomonico: metà cranio al Museo e metà al cimitero. L'unico a dolersene potrebbe essere Villella, ma il poveraccio ai calci nel sedere c'è abituato. Pensate: Lombroso asserì d'aver rintracciato la prova della "sua" teoria del delinquente "per nascita" proprio nel cranio del delinquente (e delinquente perché brigante) calabrese. Ma lui, Villella, come attestano i documenti storici - fate attenzione! - non era neppure un brigante.
Giuseppe Villella era un morto di fame arrestato per due furtarelli. Una manipolazione di dati e informazioni: ecco com'è andata. Un imbroglio, come dire?, scientifico. Impotente la cultura d'ogni risma nell'assegnare, in questa vicenda, a Lombroso il torto che gli spetta e a Villella un po' di pietas, tocca ai giudici ristabilire l'ordine delle cose naturali. Secondo cui un corpo, o quel che di esso rimane, va seppellito. O il rettore dell'Università di Torino e le Istituzioni che finanziano il "Museo degli orrori" con danaro pubblico sono d'altra opinione? Dovranno, i giudici, in sede di Corte di Appello a Catanzaro, decidere se Giuseppe Villella merita d'essere ancora rinchiuso o se potrà finalmente andare libero: 146 anni di carcere, per qualche furtarello e l'incendio di un mulino, in fondo possono bastare. Peppino, un calabrese che non è mai stato un "brigante", è stato rinchiuso, da vivo, il 1864 nel carcere di Vigevano, e poi per sempre. Gli è stato affibiato l'ergastolo ostativo (quello della fine pena mai) per la vita e per la morte. Il medico veronese scoperchiava i crani di briganti, prostitute e omosessuali, per cercare la "fossetta occipitale mediana" a supporto della sua stravaganza (così definita dalla comunità scientifica mondiale) sul delinquente atavico. Infine, il 4 gennaio del 1871, Cesare Lombroso asserì d'averla trovata nella testa di Villella. Evviva! Perciò, Villella deve rimanere nel Museo Lombroso di Torino e non può essere seppellito nel suo paese d'origine, Motta Santa Lucia. Teorizzano i "colti" carcerieri che quel cranio non va tumulato perché ha un enorme valore culturale e perché ai visitatori, attraverso quelle ossa, si possono spiegare le tesi lombrosiane e tutti gli sfracelli dell'antropologia criminale positivista. Come dire che anche il cranio di Enzo Tortora andrebbe esposto in un Museo della "malagiustizia" a dimostrazione degli orrori cui conduce l'aberrazione del diritto. Un'assurdità! Si riconoscono gli errori dello Stato appena nato nei confronti dei meridionali trasformati in italiani con le baionette, ma non si fa alcun passo indietro sul "caso" Villella, simbolo di un'ingiustizia clamorosa. Al punto che, per riscattare il cranio di un uomo senz'arte né parte, colpevole d'essere nato in un'epoca in cui l'esordiente Italia gettava in carcere (o fucilava) briganti e morti di fame del Sud (legge Pica), si è dovuto ricorrere al Tribunale. Che il 5 ottobre del 2012 ha dato ragione a Villella. Emettendo una sentenza (Tribunale di Lamezia Terme) che, ritenendo fondate le ragioni degli avvocati della difesa, ha ingiunto al Museo "Cesare Lombroso" e all'Università di Torino (condannati anche alle spese di trasporto e tumulazione) di restituire il cranio di Villella al suo paese perché fosse seppellito. Da un'istituzione universitaria ci si sarebbe atteso un atto di contrizione. Invece no. Resistono nel tenersi Villella. E per farlo non disdegnano di cadere nel ridicolo, sostenendo che gli amici di Peppino sono avversari della scienza. L'ordinanza del Tribunale di Lamezia è stata sospesa su richiesta dell'Università di Torino dalla Corte di Appello di Catanzaro che ha fissato la discussione una prima volta il 2 dicembre 2014 e, successivamente, ad aprile 2016, quando si è proceduto ad acquisire le "carte" mancanti, quindi al 20 settembre. Cosa ci si aspetta, ora, dai giudici della Corte di Appello di Catanzaro? Che assicurino, dopo tanto tempo, a quel «tristissimo uomo - così lo descrive Lombroso - d'anni 69, contadino, ipocrita, astuto, taciturno, ostentatore di pratiche religiose, di cute oscura, tutto stortillato, che cammina a sghembo e aveva torcicollo non so bene se a destra o a sinistra», morto di tisi, scorbuto e tifo nel carcere di Vigevano e che risponde al nome di Peppino Villella, un metro di terra. La "sapienza" indurita di Torino potrà, visto che a Villella ci tiene tanto, accontentarsi di un calco in gesso del prezioso cranio e seguitare a enfatizzare, se c'è ancora chi gli dà retta, le megagalattiche sciocchezze lombrosiane. E il suo imbroglio "scientifico".

*giornalista

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    di Romano Pitaro*

Riceviamo e pubblichiamo da Luigi Rotundo, amministratore della Rotundo e figli sas:

Egregio direttore,
ho letto con molta attenzione l'articolo – preciso e puntuale – a firma di Pablo Petrasso dal titolo "Guerra dei supermercati: le carte dello scontro".
Nello scritto si precisa che lo "scontro tra il gruppo Noto e Metro Center" (che coinvolge anche la Rotundo e Figli sas, locataria dell'immobile dove attualmente sorge l'Eurospin) riguarderebbe, in sostanza, le diverse "tesi" sulla collocazione della "strada di piano" (che – secondo progetti di oltre 15 anni fa – avrebbe dovuto unire la statale "Dei Due Mari" con la statale 19): secondo il "gruppo Noto", detta strada attraverserebbe gli immobili di proprietà Metro Center e, dunque, gli elaborati progettuali allegati dalla "famiglia Squillace" per ottenere dal Comune i titoli abilitativi -risalenti di oltre 10 anni!- sarebbero falsi (le concessioni, pertanto, andrebbero revocate e nessuna attività commerciale potrebbe sorgere all'interno degli stessi); secondo Metro Center, invece, la tesi di AZ spa si fonda su premesse documentali distorte, dal momento che – come si legge bene nell'articolo – «le carte presentate da Noto non corrispondono a quelle ufficiali».
Ora, sul punto, ho il dovere di intervenire formalmente per contribuire a fare chiarezza su alcuni aspetti della questione che, seppur emersi nell'articolo, per la loro valenza dirimente meritano maggiore approfondimento.
In primo luogo, non è superfluo ribadire, come correttamente, che «tutto ruota attorno a una strada che non c'è. E non ci sarà mai, perché il vincolo che ne prevedeva la costruzione è scaduto da qualche anno» (una decina, in realtà). È chiaro, dunque, l'uso "strumentale" della "questione strada" da parte di AZ spa, evidentemente preoccupata – non a torto, visti i risultati dei primi 15 giorni di apertura – della concorrenza che potrebbe scaturire dalla presenza sul mercato di Eurospin.
Ma vi è di più.
Non è vero che a dover dirimere la "contesa", nel silenzio del Comune, dovrà essere la Procura di Catanzaro. E ciò perché – ed è questo l'aspetto rilevante – la questione "controversa" è già stata devoluta allo scrutinio di un organo giurisdizionale, che ha dissipato tutti i dubbi insinuati da AZ spa.
E invero, il Tar Calabria – Sede di Catanzaro, organo giurisdizionale competente, specificamente investito della questione inerente sia l'esatto posizionamento degli immobili rispetto alla strada di piano sia dell'eventuale esistenza di falsità negli elaborati progettuali, ha ritenuto, per far definitivamente chiarezza, di nominare quale proprio consulente e agente verificatore un organo super partes (qual è l'Agenzia del Demanio).
Le operazioni peritali, alle quali hanno partecipato tutti i soggetti coinvolti (AZ spa, Metro Center srl, Comune di Catanzaro, Rotundo e Figli sas, Adamante srl) anche mediante propri consulenti tecnici e, dunque, eseguite nel pieno rispetto del contraddittorio, si sono concluse con una relazione depositata nel mese di giugno 2016 nella quale si chiariscono – una volta per tutte – due dati importanti:
1. il primo: solo «la cartografia ufficiale allegata al Prg (quella utilizzata da Metro Center, per intenderci) [...] ha valore normativo dal punto di vista urbanistico (e) solo ad essa bisogna far riferimento»;
2. il secondo: la strada di piano non interferisce, in alcun modo, con il perimetro dell'area su cui insistono gli immobili di Metro Center. Sul punto, scrive il perito: «al fine di fugare eventuali ulteriori dubbi, sempre nell'anzidetta nota prot. n. 62803 del 01/08/2014 del Settore Edilizia privata e SUE ufficio SCIA (Allegato n. 30), vi è scritto "che dalle verifiche effettuate congiuntamente al Settore Urbanistica e Pianificazione è scaturito che il tracciato della strada di piano [...] non va ad interessare in alcun modo il complesso edilizio". Dagli elaborati predisposti di seguito descritti, a conferma di quest'ultima asserzione, emerge in effetti che l'area di sedime del tracciato (da intendersi area bianca non normata) non insiste sull'area di pertinenza dell'unità immobiliare oggetto di ricorso"».
Per quanto precede, comprenderà quindi la ragione per la quale, dopo l'intervento del Tar, non si può più sostenere che «qualcuno ha in mano un documento falso riguardo alla strada prevista in quell'area»; se falsità documentale vi è stata, infatti, il Tribunale amministrativo ha già accertato che essa non è certamente da imputare a Metro Center.
Semmai, a questo punto, la domanda da porsi è un'altra. Nel 2014 il Comune, sulla base degli atti ufficiali allegati al Prg, aveva già correttamente escluso che la strada di piano interagisse con l'area che ospita gli immobili. Come mai, allora, lo stesso ente, su sollecitazione di altre parti controinteressate, dando credito a documenti non ufficiali e non utilizzabili (come poi confermato dal verificatore), ha iniziato a fare "marcia indietro"? Come mai, nonostante accertamenti tecnici e sentenze, tutti sinora favorevoli a Metro Center e Rotundo e Figli, il Comune – ignorando provvedimenti giurisdizionali anche per lo stesso vincolanti – continua pervicacemente a mettere in discussione diritti maturati e posizioni giuridiche consolidate?
È di questo, dunque, che dovrà occuparsi la Procura (e non da dove doveva passare una strada che non c'è mai stata, mai ci sarà e, comunque, prevista altrove!).
La Procura, detto altrimenti, dovrà chiarire il perché un imprenditore che vuole investire a Catanzaro, impiegando risorse e creando oltre 40 posti di lavoro, dopo oltre due anni di battaglie giudiziarie (tutte vinte) debba ancora lottare contro mulini a vento per non abdicare all'esercizio dei propri diritti.
È proprio per far luce su questo desolante aspetto della vicenda che ho presentato anche io un esposto in Procura, certo che all'esito delle indagini sarà finalmente ristabilità la verità e ogni tassello di questo complesso mosaico troverà la propria giusta collazione.
La ringrazio per lo spazio che mi ha dedicato.

Ringraziamo Luigi Rotundo per la garbata precisazione. Il lavoro dei giudici amministrativi e quello della Procura, però, sono diversi. E sulla vicenda, che è complessa, sono molte le rappresentazioni contraddittorie. Anche da parte degli uffici del Comune di Catanzaro. Continueremo a raccontarle. (ppp)

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    Luigi Rotundo, locatario dell'immobile dove sorge l'Eurospin: «La controversia sulla strada è stata risolta da una perizia disposta dai giudici amministrativi. Ma il Comune continua a mettere in dubbio i nostri diritti giuridici». E annuncia: «Anch'io ho presentato un esposto in Procura»

Leggiamo sul Corriere della Calabria il lungo articolo "L'imbarazzante caso del cranio e del Museo. Un appello ai giudici di Catanzaro" di Luca Addante, che già si classifica da sé e meriterebbe solamente un indifferente silenzio se non fosse che in un eccesso di ascarismo vada proprio ad incocciare con i contenuti e le ragioni del Comitato tecnico scientifico No Lombroso, ragioni che ormai sono note a livello internazionale. Perché Luca Addante lo abbia fatto, non è per noi un mistero. Egli è dipendente dell'Università degli Studi di Torino, ossia la proprietaria del Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso ed in quanto tale ben si presta al gioco "ascaro" di sudditanza.
Il Magnifico Rettore Gianmaria Ajani dell'Università degli Studi di Torino, si sarebbe ben guardato dal raccontare in una simile paccottiglia tante falsità su Cesare Lombroso e pure similmente avrebbe fatto Silvano Montaldo, padre, insieme a Tappero, dell'originale progetto museale in onore dello pseudo scienziato veronese. Per loro, si sa, è sempre meglio muoversi in substrato facendo emergere figure cristallinamente "ascare", meglio se calabresi di nascita, al fine di far sembrare giustissime le ragioni del Museo di Torino. Se perfino i nostri docenti del Sud Italia parlano bene di Cesare Lombroso cosa vuole questo fantomatico Comitato No Lombroso? Come può permettersi il Comune di Motta Santa Lucia di contestare le nostre ovvie, incontrovertibili e superiori verità?
E vi ricordate di Maria Teresa Milicia, quella del libro su Cesare Lombroso? Anche quello, un libro vuoto dentro un nulla... infatti nonostante l'impegno di Barbero (storico medioevale) nel diffonderlo, nonostante Augias e tutto lo sforzo dell'apparato, del libro non c'è più traccia. Anche Milicia è calabrese ovviamente.

Ma noi del Comitato tecnico scientifico No Lombroso abbiamo ben altre ragioni da difendere che sono ben espresse sul nostro sito ufficiale www.nolombroso.org . Stiamo combattendo da sei anni contro l'Università degli Studi di Torino (Museo Cesare Lombroso) e proprio nel Palazzo Lascaris, sede della Regione Piemonte abbiamo consegnato a tutti gli astanti i nostri obiettivi, nonché pubblicati in ogni dove, che sono sotto riportati:
1 - I resti umani ivi custoditi ed esposti sono di tutta Italia e tutti trafugati illegalmente da Marco Ezechia (Cesare) Lombroso e dai suoi allievi. Molti sono del Sud Italia e tra questi campeggia il "Totem" dell'atavismo criminale Giuseppe Villella, contadino sessantanovenne di Motta Santa Lucia (Calabria, morto innocente di ogni crimine, dopo quattro mesi di carcere a Vigevano per gli effetti dell'anticostituzionale Legge Pica, 1863).
2 - Le teorie di Lombroso furono tutte smentite a livello internazionale quando egli era ancora in vita. Egli fu radiato dalla Società Italiana di Antropologia e di Etnologia nel 1882.
3 - La sua dottrina voluta dai governi del tempo, fu applicata fino al 1938, anno della firma delle Leggi Razziali (V.Emanuele III), che unificarono in una unica razza gli abitanti del Nord e del Sud Italia.
4 - Il museo (che non era aperto al pubblico) rimase chiuso dal 1938 al 2009.
5 - Nel 2004 l'Università degli Studi di Torino ottenne un finanziamento milionario dallo Stato Italiano (5.500.000,00 €), in larga parte utilizzato per la sua ricostituzione (Castelli-Berlusconi). Nel novembre 2009 aprì al pubblico e subito dopo nacque il Comitato tecnico scientifico No Lombroso.

Il Comitato No Lombroso vuole:
a) La restituzione alle città di appartenenza di tutte le diverse centinaia di resti umani illegalmente detenuti ed esposti nel museo, e per questo motivo abbiamo già vinto la causa in Primo Grado (Giuseppe Villella) nel settembre 2012 (Codice Mibact ed Icom Internazionale). Attendiamo l' esito dell' Appello (20 settembre 2016).
b) A Gennaio del 2013 anche la Città di Torino ha approvato a maggioranza una mozione richiedente la sostituzione delle centinaia di resti umani con calchi o filmati e la loro restituzione alle comunità di origine.
c) L' inumazione presso il Cimitero delle Fontanelle (Napoli) di tutti i resti incogniti.
d) L' impeachment costituzionale di tutte le persone che si sono rese responsabili di crimini razzisti.
e) La sostituzione dei resti umani con calchi, fotografie o filmati (senza riferimenti anagrafici), ed una nuova intitolazione del Museo di Antropologia Criminale della città di Torino.
In sei anni di duro lavoro e grande impegno morale di tantissimi cittadini italiani, hanno aderito al nostro Comitato no Lombroso tutte le Città sottoelencate, abbiamo oltre 9.500 sottoscrittori, ben quattro arcivescovi tra cui sua eminenza Cesare Nosiglia della Città di Torino, e diverse centinaia di Testimonial di ogni Ordine, Grado e Disciplina (sezione Testimonial del nostro sito ufficiale). Noi continueremo a crescere giorno dopo giorno, in progressione geometrica, finchè l'assurdità del Museo Cesare resterà lì a Torino, nella forma razzista che ci è stata proposta, a danno del nostro Sud e di tutta L'Italia nel Mondo.
Detto questo, il pensiero di Luca Addante, implorante ascaramente alla Corte d'Appello di Catanzaro, un giudizio favorevole all'Università degli Studi di Torino: dopo aver screditato scioccamente il Primo Giudice Gustavo Danise nonché il sindaco di Motta Santa Lucia, Amedeo Colacino è ancora solo un soffio di vuoto dentro un nulla.
Giuseppe Villella, contadino di Motta Santa Lucia, morto a 69 anni a oltre mille chilometri di distanza dalla sua casa per una legge orribile ed ingiusta quale fu la Legge Pica che sterminò il nostro Mezzogiorno, tornerà nella sua Calabria e per tutti noi sarà un momento di grande gioia!

Elenco delle Città aderenti al Comitato No Lombroso: Motta S. Lucia (CZ), Valmadrera (LC), Bucciano (BN), Malgrate (LC), LECCO, Civate (LC), Bosisio Parini (LC), Mandello del Lario (LC), Cassago Brianza (LC), Garlate (LC), San Pietro Apostolo (CZ), Castiglione di Sicilia (CT), Carlopoli (CZ), Crucoli (KR), San Giovanni in Fiore (CS), Abbadia Lariana (LC), Torre Ruggiero (CZ), Rogeno (LC), Sellia Marina (CZ), Botricello (CZ), Sonnino (LT), Aprigliano (CS), BARI, Bianchi (CS), Lamezia Terme (CZ), NAPOLI , Acquaformosa (CS), Francavilla Angitola (VV), Filadelfia (VV), Cetraro (CS), San Basile (CS), Craco (MT), Platania (CZ), Conflenti (CZ), Martirano Lombardo (CZ), San Giuliano del Sannio (CB), Stefanaconi (VV), Gizzeria (CZ), Aversa (CE), Gerocarne (VV), Mirabello Sannitico (CB), Cicala (CZ), Girifalco (CZ), Feroleto Antico (CZ), Tiriolo (CZ), Jacurso (CZ), Montecilfone (CB), Ferrazzano (CB), Altavilla Milicia (PA), Brancaleone (RC), Scanzano Jonico (MT), Cerveteri (RM), CATANZARO, Binetto (BA), Panettieri (CS), San Pietro Avellana (IS), GROSSETO, Marcellinara (CZ), San Chirico Raparo (PZ), COSENZA, Borgia (CZ), Badolato (CZ), Galbiate (LC), Acquappesa (CS), Falerna (CZ), Aquara (SA), Amato (CZ), Fossato Serralta (CZ), Maruggio (TA), Casteldaccia (PA), Longobardi (CS), Suello (LC), Baselice (BN), Pentone (CZ), Mandatoriccio (CS), Villa San Giovanni (RC), Scigliano (CS), CROTONE, Cammarata (AG), Soveria Simeri (CZ), Annone Di Brianza (LC), Solofra (AV), Fuscaldo (CS), Colosimi (CS), Valverde (CT), Cropalati (CS), Verbicaro (CS), San Bartolomeo in Galdo (BN), Isola di Capo Rizzuto (KR), Locri (RC), Sirignano (AV), Roccasecca dei Volsci (LT), Rionero in Vulture (PZ), Opera (MI), Grumo Appula (BA), Umbriatico (KR), Valenzano (BA), Lucera (FG), Calitri (AV), Sannicandro di Bari (BA), Assisi (PG), Miglierina (CZ), Rodi Garganico (FG), Serrastretta (CZ), Giovinazzo (BA), Formia (LT), Bitonto (BA); Casole Bruzio (CS), Domusnovas (CI), Settingiano (CZ), Giovinazzo (CZ), Terlizzi (BA), Barletta (BAT), Gimigliano (CZ), Drapia (VV), Santo Stefano di Rogliano (CS), Pianopoli (CZ), Gioia del Colle (BA), Velletri (RM), Pizzo (VV), Molfetta (BA), San Marco Argentano (CS), MATERA, Tiggiano (LE), San Benedetto Ullano (CS), Taverna (CZ), Cardinale (CZ), Montalto Uffugo (CS), Siderno (RC), Lavello (PZ), Castrolibero (CS), Montegiordano (CS), Casalduni (BN), Sant'Arcangelo Trimonte (BN), Soveria Mannelli (CZ), Matino (LE), Castelsilano (KR), Savelli (KR), Sellia (CZ), Verzino (KR), Pontelandolfo (BN), Mezzojuso (PA), Cinquefrondi (RC), Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Belvedere di Spinello (KR), Terme Vigliatore (ME), Castroreale (ME), Furnari (ME), Platì (RC) ....e la Regione Calabria!

*Comitato tecnico scientifico No Lombroso

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Sabato, 10 Settembre 2016 13:13

Oliverio: «A ottobre il "Progetto cultura"»

CATANZARO «Nel mese di ottobre presenteremo, nel corso di un forum regionale a cui inviteremo tutti i soggetti, istituzionali e non, della Calabria, il nostro Progetto Cultura. Non sarà una scatola vuota, ma un progetto concreto, articolato e sostenuto da risorse reali». Lo ha annunciato il presidente della Regione, Mario Oliverio, nel suo intervento di saluto ai partecipanti alla tavola rotonda sul tema: "Le strategie del Mibact per la valorizzazione delle risorse culturali e per il sostegno alle imprese della filiera culturale e creativa: quali opportunità per la regione Calabria?", svoltasi al Parco Archeologico di Roccelletta di Borgia. All'incontro sono intervenuti il sottosegretario Dorina Bianchi; il segretario regionale per i Beni culturali e paesaggistici, Salvatore Patamia; l'Autorità di gestione del Pon Cultura e sviluppo Fesr 2014-2020, Dora Di Francesco, e alcuni rappresentanti di Invitalia.
«La Calabria – ha detto, tra l'altro, Oliverio – possiede un patrimonio culturale straordinario che, purtroppo, non è ancora sufficientemente valorizzato e utilizzato. Di ciò dobbiamo essere tutti consapevoli. In questi anni sono stati compiuti investimenti importanti in direzione del recupero e della valorizzazione dei nostri beni culturali, ma adesso è necessario fare un ulteriore passo in avanti, un deciso salto di qualità in direzione della messa in rete di questo patrimonio. Occorre, perciò, un maggiore coordinamento fra i diversi soggetti istituzionali per evitare il rischio della frammentazione e della parcellizzazione delle risorse».
«Per quanto riguarda le risorse previste nel Programma operativo nazionale – ha aggiunto Oliverio – devo dire, purtroppo, che la Calabria non è stata considerata nella giusta misura. Nella prima riunione con i presidenti di tutte le Regioni del Mezzogiorno avevo indicato la necessità di una adeguata valorizzazione del percorso della Magna Grecia. Un percorso importante, che attraversa la nostra regione da un capo all'altro e che è, soprattutto, espressione di beni culturali di importanza strategica, a partire dai siti archeologici. Purtroppo, però, nella prima tranche di riparto la nostra regione non ha ottenuto tutte le risorse necessarie richieste. Sono certo che, nella seconda tranche, ci sarà il riequilibrio che noi auspichiamo. La concertazione con le Regioni è un fattore importante non perché esse debbano avere un posto a tavola nella scelta della utilizzazione delle risorse, ma perché occorre determinare la giusta sinergia tra i diversi strumenti di programmazione finanziaria. Se riusciamo a concentrare le risorse, evitandone la dispersione, svolgeremo un servizio importante in direzione della valorizzazione di questo grande patrimonio».
«L'esecutivo che mi onoro di guidare – ha detto ancora Oliverio – sta lavorando per definire le aree strategiche e per determinare gli itinerari culturali. Siamo ormai a buon punto e la proposta definitiva a cui è giunto un gruppo di lavoro a cui ha partecipato anche Patamia sarà assunta e deliberata in una delle prossime riunioni della giunta regionale. Anche per quanto riguarda gli strumenti legislativi, che sono assolutamente inadeguati, siamo fortemente impegnati a una loro ridefinizione. Penso, per esempio, alla legge per il sostegno alle attività culturali che affastella tutto in uno stesso calderone, affiancando eventi meno significativi a iniziative di grande spessore e risonanza culturale. Puntiamo a ridefinire una legislazione che consenta di adeguare gli strumenti e di utilizzare in modo mirato, finalizzato e selezionato le risorse di cui disponiamo. Abbiamo già prodotto uno schema di legge che riguarda i teatri e altre iniziative che abbiamo in cantiere. Possiamo fare tutto questo perché oggi disponiamo delle risorse necessarie perché questi strumenti non siano delle "scatole vuote". In questo quadro abbiamo allocato nel Patto per la Calabria che abbiamo sottoscritto con il presidente del Consiglio dei ministri il 30 aprile scorso circa 70 milioni di euro che vanno ad aggiungersi alle altre risorse destinate alle attività culturali. Siamo in via di definizione, infine, delle risorse del Fondo di Sviluppo e coesione spettanti alla nostra regione».
«Il nostro unico obiettivo – ha concluso Oliverio – è quello di dare spazio e sostegno alle attività culturali e di consentire alle forze e alle energie che operano in Calabria in questo settore di dispiegare pienamente tutte le loro potenzialità».

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    L'annuncio del governatore durante un incontro al Parco archeologico di Roccelletta: «Non sarà una scatola vuota, le risorse sono reali»

Sabato, 10 Settembre 2016 13:01

Bando innovazione, partecipano 334 imprese

CATANZARO Sono 334 le imprese che hanno presentato il proprio progetto di investimento per l'acquisto di servizi per l'innovazione. Un dato significativo – informa una nota del dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria – che dimostra l'accresciuta attenzione che si respira in regione sui temi della ricerca e dell'innovazione: dall'efficienza produttiva a quella ambientale ed energetica; dall'adozione di innovazioni e nuove tecnologie ai prodotti e servizi innovativi; dalla protezione dei diritti di proprietà intellettuale all'adeguamento dei prodotti alle normative tecniche nazionali ed estere. Gli investimenti proposti dalle imprese superano i 25 milioni di euro, con una richiesta di contributo di circa 17 milioni. Mediamente ogni impresa sosterrà innovazioni per 75mila euro a fronte di 50mila euro di contributo. La fase di valutazione porterà alla selezione dei progetti più meritevoli (quelli che supereranno la soglia di 60 punti su 100) e permetterà di determinare il fabbisogno finanziario definitivo. Su questa base l'amministrazione potrà valutare l'opportunità di incrementare l'attuale dotazione di 4 milioni di euro. Si registra una inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni con una richiesta di investimento notevolmente superiore agli stanziamenti messe in campo. È un segnale certamente positivo che fa ben sperare sul versante della ripresa della crescita e dell'occupazione. Si consideri, inoltre, che l'avviso finanzia l'acquisizione di servizi reali per l'innovazione che saranno erogati da professionisti, ricercatori ed esperti che grazie a questa iniziativa potranno a loro volta avviare percorsi di crescita e specializzazione. L'Ict e il terziario innovativo, insieme all'agroalimentare, sono risultate le aree di innovazione della S3 su cui si concentra il maggior numero di domande. A livello di sistema, la più importante innovazione è rappresentata dall'utilizzo di una procedura completamente digitalizzata per la presentazione delle domande lanciata per la prima volta in Regione Calabria. Una piattaforma che ha consentito alle aziende la compilazione e l'invio online delle domande firmate digitalmente.
«Il Por Calabria 2014-2020 – ha detto il presidente della regione Mario Oliverio – è un programma concreto che si concentra su poche grandi questioni: prima fra tutte il tema ricerca e innovazione. In questi mesi abbiamo costruito il quadro di riferimento all'interno del quale verranno realizzati diversi investimenti. Un quadro normativo e strategico che si basa su 3 concetti chiave: spinta all'innovazione; declinazione territoriale delle politiche; efficienza dell'amministrazione. Seguendo i principi di semplificazione e trasparenza amministrativa la Regione, infatti, ha avviato un processo di innovazione del sistema di incentivazione, al fine di ridurre i tempi di presentazione e gestione delle domande di agevolazione e di erogazione dei finanziamenti. Il primo dei bandi lanciati dall'amministrazione regionale, quello dedicato all'acquisto di servizi per l'innovazione tecnologica, è stato gestito tramite piattaforma informatica. Il tessuto imprenditoriale sente fortemente la necessità di fare innovazione e lo dimostrano i numeri: oltre 330 sono le pmi che hanno deciso di investire presentando un progetto con ricadute su tutto il territorio calabrese. Un grande risultato per la Regione Calabria che dimostra il fermento delle imprese calabresi che vogliono innovare e che sono al passo con i tempi. E la dimostrazione che la strada intrapresa è quella giusta: un forte cambiamento, non solo culturale, basato su innovazione e ricerca».

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    Gli investimenti proposti superano i 25 milioni di euro. Oliverio: «Grande risultato per la Calabria»

Sabato, 10 Settembre 2016 12:12

Incarichi in Fincalabra, condannato De Rose

CATANZARO L'ex presidente di Fincalabra De Rose condannato dalla Corte dei conti per aver assunto tre consulenti non in possesso dei requisiti di legge. I contratti incriminati sono quelli stipulati con Lory Gentile (figlia del sottosegretario di Stato Tonino), Giuseppe Genise e Paola Ambrosio. I giudici contabili hanno ritenuto «gravemente colposa» la condotta di De Rose, in quanto responsabile di aver affidato incarichi a progetto a soggetti che non avevano i requisiti di anzianità richiesti e, per giunta, individuati con procedure diverse rispetto a quelle adottate per altri candidati.
L'operato di De Rose, secondo la Corte dei conti, avrebbe quindi causato un danno erariale di 76mila euro, una cifra che corrisponde alla somma degli stipendi percepiti dai consulenti.
Inoltre, continuano i giudici, De Rose, al momento di stipulare i contratti, «non ha tenuto in alcuna considerazione la volontà» della commissione, ma avrebbe anzi posto in essere «una condotta in contrasto con detta volontà». La Corte non ha invece condannato l'ex presidente per il conferimento di un altro incarico a un altro figlio di Tonino Gentile, Andrea, per un compenso complessivo di 35mila euro in tre anni.

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    La Corte dei conti riconosce un danno erariale di 76mila euro. L'ex presidente ha affidato tre consulenze a soggetti non in possesso dei requisiti richiesti. Regolare la nomina del figlio del sottosegretario Gentile

ROMA I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma hanno arrestato Paolo Cocco, 63 anni, ricercato da circa due anni: l'uomo deve scontare una pena di quasi dieci anni di reclusione, poiché ritenuto responsabile di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e in passato indagato con esponenti di spicco di articolazioni territoriali della 'ndrangheta operanti nella provincia di Reggio Calabria.
Nell'abitazione in cui si nascondeva i carabinieri hanno trovato 15mila euro in contanti, documenti con nome falso e biglietti aerei per Valencia, in Spagna, dove era in procinto di recarsi per proseguire la latitanza. Denunciati dai carabinieri di via In Selci anche i proprietari della appartamento, in zona Labaro a Roma, marito e moglie di 50 e 47 anni, per favoreggiamento personale.
Cocco era ricercato in quanto destinatario di un provvedimento emesso dalla Procura Generale di Taranto nel novembre 2015. L'uomo si trova ora presso il carcere di Rebibbia a disposizione dell'Autorità giudiziaria.

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    In manette Paolo Cocco, ricercato da due anni. Deve scontare 10 anni di carcere. In passato è stato indagato con esponenti di spicco delle cosche di Reggio 

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